Tre gli alunni della scuola secondaria che sono stati premiati da Famiglia Legnanese: ecco i testi da loro scritti.

Edoardo Barbata (2^B) si è aggiudicato il primo posto nella categoria narrativa storica, seguito da Vittoria Rampinini (3^A) al terzo posto. Si è invece classificata seconda nella categoria poesia Sofia Sorce (2^B).

Il premio poesia e narrativa ‘Giovanni da Legnano’ di Famiglia Legnanese è una prestigiosa competizione letteraria. Fondato per onorare la memoria di Giovanni da Legnano, poeta e scrittore legnanese del 1300, il premio è diventato negli anni un importante evento culturale nel panorama letterario locale. Il concorso si rivolge agli studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado ed è suddiviso in sezioni: poesia, narrativa e narrativa storica.

Ecco i testi con i quali si sono affermati i nostri studenti.

Sotto il cielo del Palio – Edoardo Barbata, 2^B, 1° classificato categoria narrativa storica

Il sole del mattino cadeva sulle case di Legnano come una promessa. Le strade erano già vive: tamburi che provavano i colpi, stoffe colorate appese alle finestre, bambini che correvano imitando i cavalieri. Era il giorno del Palio, e per me — Edoardo, figlio di un semplice fabbro — era il giorno in cui avrei capito chi volevo diventare. Mio padre lucidava una piccola lancia di legno. Non era un’arma vera, solo un ricordo della nostra contrada, ma la teneva come se valesse oro. «Portala con te» mi disse. «Non serve per combattere. Serve per ricordarti chi sei.»
Uscendo di casa, sentii l’odore della paglia, del ferro caldo, del pane appena sfornato. Le contrade si muovevano come eserciti colorati: San Magno con il rosso vivo e il bianco, Sant’Ambrogio con il giallo e il verde, San Domenico con il bianco e il verde. Ogni passo era un pezzo di storia che tornava a respirare.
Quando arrivai vicino al Carroccio, mi fermai. Non era solo un simbolo: era il cuore della città. Le sue ruote sembravano radici, piantate nella terra da secoli. Sopra, la croce sventolava come un grido di libertà.
Chiudevo gli occhi e immaginavo i Comuni uniti, la battaglia, il rumore dei cavalli, il coraggio di chi aveva difeso Legnano contro l’Imperatore. Non erano eroi lontani: erano ragazzi poco più grandi di me, con paure simili alle mie.
Il Palio iniziò. I cavalli scattarono come frecce, la folla esplose in un unico respiro. Io stringevo la mia piccola lancia, sentendo il cuore correre più veloce degli zoccoli.
Per un attimo, tutto si fermò.
Il vento mi colpì il viso, portando con sé il suono dei tamburi e il profumo della polvere. E capii.
Il Palio non era solo una gara.
Era memoria, coraggio.
Era la storia che continuava a vivere dentro di noi.
Quando la mia contrada vinse, non urlai.
Sorrisi soltanto, guardando la lancia tra le mani.
Non era un trofeo.
Era un legame tra me e chi, otto secoli prima, aveva difeso la nostra libertà.                           
E quel giorno, sotto le bandiere che danzavano nel cielo, decisi che un giorno avrei portato anch’io qualcosa di mio sul Carroccio. Non per essere un eroe. Ma per non dimenticare mai da dove vengo.

Il Ponte della Gloria – Vittoria Rampinini, 3^A, 3° classificato categoria narrativa storica

Il vento soffiava leggero sul colle, portando con sé il profumo dell’erba bagnata dalla rugiada. Il sole sorgeva alto nel cielo, e due figure, immobili come statue, osservavano il paesaggio davanti a loro. Erano soli nel Sole, immersi in un silenzio carico di attesa.
«Sia seme la virtù, vittoria il fiore», disse il più giovane, stringendo l’estremità della spada.
Il più anziano annuì. «La gloria si ottiene con sudore e sacrificio, il ponte lega la virtù alla gloria, ma solo chi ha il coraggio di attraversarlo può arrivare alla meta.»
Davanti a loro si trovava  l’antico ponte di pietra. Al di là, il campo di battaglia si stendeva come un mare d’erba pieno di armi lucenti. 
L’imperatore Federico Barbarossa avanzava con il suo esercito, deciso a spezzare la resistenza dei comuni lombardi. Ma i milanesi, insieme agli alleati della Lega Lombarda, non avrebbero ceduto. L’eco dei tamburi rimbombava nell’aria, i vessilli sventolavano nel vento. Al centro del campo, il Carroccio, simbolo di libertà e unità, stava fermo come un baluardo.
Nel verde la speranza si mescolava alla paura, al desiderio di vittoria, alla consapevolezza che non tutti avrebbero potuto vincere.
«Non sempre vincitori, ma sempre primi», disse il giovane, con un sorriso amaro. L’anziano posò una mano sulla sua spalla. «Fino alla fine», rispose. Poi si voltò e avanzò verso il ponte. Nel cuore del giovane si accese un fuoco, una fiamma indomabile. Un corvo gracchiò dall’altra parte della collina.
«Amore e fulgore in battaglia sul colle grazie al corvo», mormorò tra sé, estraendo la spada.
E con quel pensiero, lo seguì, pronto ad affrontare il destino.
Dietro di loro, qualcuno si tratteneva, esitante. Ma la gloria attendeva chi avanzava senza paura.
«Mi abbiano in odio, purché mi temano», pensò il giovane. E con quel pensiero si gettò nella battaglia.
La battaglia fu feroce. Il ferro delle spade sbatteva senza tregua, il sangue bagnava la terra. Ma i lombardi resisterono, combatterono con il cuore, con la speranza, con la rabbia. 
Federico Barbarossa fu travolto, il suo esercito disperse. I lombardi avevano vinto.
La gloria apparteneva a chi aveva osato attraversare quel ponte. E da quel giorno, Legnano non sarebbe stata dimenticata.

Non siamo tutti uguali – Sofia Sorce, 2^B, 2° classificato categoria poesia

Non siamo tutti uguali,
per fortuna.

C’è chi corre veloce
e chi arriva piano,
chi parla con le mani
e chi con il silenzio.

C’è chi porta il mondo sulla pelle
E chi lo nasconde negli occhi.

Ci hanno detto:
normale è meglio,
diverso è strano.

Ma io ho visto
Che le crepe
Lasciano entrare la luce,
che le voci stonate
fanno il coro più vero.

Io non voglio essere uguale,
voglio essere intera.
E camminare accanto agli altri
Senza dovermi spiegare.