Un’allieva racconta l’uscita naturalistica extrascolastica organizzata dalla scuola secondaria in collaborazione con docenti e studenti dell’Università degli Studi di Milano di Scienze Naturali, con studio e monitoraggio della popolazione anfibia dell’area protetta di Carugo (CO).

L’attesa è fremente al limitare del bosco. Il buio palpabile, le orecchie tese. Alle 10:00 di sera, imbacuccati nei giubbotti e con gli stivali raccomandati, siamo pronti per l’escursione notturna. Dopo aver attraversato un grande campo, ci raccogliamo attorno al professore, che ci inizia all’attività: verremo divisi in piccoli gruppi, guidati da esperti, e con i rispettivi adulti, per setacciare minuziosamente il sottobosco, alla ricerca della Salamandra Pezzata! Questa specie è particolarmente presente qui a Carugo, e noi saremo responsabili di raccogliere dati importanti riguardo la sua popolazione. Siamo degli apprendisti: muniti di frontalini, guanti e strumenti, seguiamo la spiegazione. Impariamo a misurare e pesare gli esemplari, a riconoscerne il genere e a maneggiarli. Ma ora è il momento di agire! Più ci allontaniamo dagli altri gruppi, più il silenzio si fa sentire: il bosco ignoto ci affascina e spaventa allo stesso tempo. Per fortuna, la prima salamandra non attende a farsi trovare: è piccolina, simpatica, con quelle macchioline giallo vivace in risalto sul corpo scuro. Sembra che sorrida. Non è facile trovare questi animaletti: i più grandi arrivano a 15-20 cm, e tra le foglie secche cadute si nascondono benissimo. Noi, però, siamo organizzati: c’è chi cerca, e c’è chi trova, chi misura, fotografa, pesa, e chi raccoglie e segna i dati. A turno, ci scambiamo i ruoli, e avanziamo sempre di più tra le fronde. Ci riveliamo ottimi cercatori. Iniziamo a trovarne sempre di più, e cambiamo regolarmente zona per avere più spazio di ricerca. Ci sparpagliamo a vista e battiamo grandi aree di bosco, trovando quasi una ventina di esemplari. La specie Salamandra salamandra è nota per le sue macchie gialle, uniche per ogni esemplare. Si tratta di un anfibio urodelo, cioè munito di coda. Ormai sappiamo maneggiarle con abilità e destrezza: anche chi aveva qualche timore, ora è sicuro ed entusiasta dell’avventura! Passano così due ore: si parla cautamente, e si cerca con determinazione. Anche le risate non mancano: chi trova un esemplare, è solito nominarlo buffamente a suo piacimento. Ci divertiamo insieme nel bosco e trascorriamo una serata insolita che ci permette di conoscere meglio questa specie. Il nostro lavoro permetterà di monitorare con maggior precisione la popolazione di questi anfibi, minacciata da malattie e variazioni dell’habitat in cui vivono causate dall’inquinamento urbano. Ci sembra impossibile che gli animaletti che teniamo tra le mani, con il musetto simpatico e gli occhi neri e profondi, siano così importanti negli ecosistemi, e fragili, allo stesso tempo. Sono una cosiddetta “specie ombrello”, ovvero un indicatore della salute dell’ambiente, fondamentale da sapere anche per la tutela delle altre specie. Tra le salamandre, c’è anche qualche intruso: degli esemplari di Rana Dalmatina vengono trovati da vari gruppi, e gli esperti non esitano a mostrarci anche questa specie. Ora è quasi mezzanotte! Anche gli altri hanno raccolto molti dati. Così, lasciamo il buio e il silenzio che il bosco ci ha riservato, e facciamo ritorno alla città. Finita l’esperienza, svaniscono le sensazioni provate nella natura, ma ora con noi abbiamo nuovi saperi!

Margherita Billi